Mosul, moderna erede di Ninive, giace su strati di storia ancora in gran parte da indagare. Gli scarsi interventi condotti finora, frenati dall’instabilità dell’area, fanno intravedere un giacimento culturale legato al passaggio preistorico verso agricoltura e commercio: una svolta che ha plasmato le società del Vicino Oriente.
Un patrimonio archeologico ancora da esplorare
Gli specialisti dell’Università di Heidelberg hanno scelto di concentrare le ricerche proprio qui, consapevoli che un territorio poco sondato può custodire manufatti decisivi per comprendere la nascita delle prime economie stanziali.
Nell’attuale governatorato di Ninawa, il suolo conserva tracce assire, babilonesi ed ellenistiche stratificate in millenni di occupazione. L’equipe tedesca, lavorando fianco a fianco con le autorità irachene, ha puntato sul Palazzo Nord dell’ultimo grande sovrano assiro, Assurbanipal, convinta che le sale più rappresentative potessero serbare opere di eccezionale valore simbolico.
Il ritrovamento nella sala del trono di Assurbanipal
Durante lo scavo del settore destinato all’udienza reale, gli archeologi hanno riportato alla luce una lastra monolitica lunga 5,5 metri, alta 3 metri e pesante circa 12 tonnellate. Sul rilievo si distingue il re, accompagnato dagli dei Ashur e Ishtar; dietro di loro compaiono un genio-pesce, protettore della regalità, e una figura con braccia levate ipotizzata come scorpione-uomo.
Secondo il direttore delle indagini, professor Aaron Schmitt, in nessuno degli altri complessi assiri finora documentati si osservano raffigurazioni di divinità maggiori accanto al sovrano: la composizione, pertanto, costituisce una testimonianza di straordinaria rarità.
Il rilievo doveva essere collocato in una nicchia prospiciente l’ingresso principale della sala, ovvero il punto che definiva il potere imperiale agli occhi dei visitatori.
Dalla scoperta alla valorizzazione futura
I blocchi scolpiti non erano più in sede originaria: giacevano in una fossa colmata di terra, probabilmente scavata fra III e II secolo a.C., quando il sito visse una fase ellenistica. Questo occultamento spiega perché i pionieri britannici guidati da Austen Henry Layard, giunti nel 1847, non li individuarono.
Una volta completata la documentazione fotogrammetrica e l’analisi petrografica, il team provvederà alla pubblicazione dei dati in rivista specialistica; intanto, lo State Board of Antiquities and Heritage ha già dichiarato l’intenzione di ricollocare la lastra nel suo alloggiamento originale e renderla accessibile ai visitatori.
L’operazione unirà ricerca, conservazione e fruizione, offrendo alla comunità locale e internazionale l’opportunità di ammirare un capolavoro che racconta potere politico, fede e arte dell’Assiria del VII secolo a.C.

